occhio-ipermetrope

Ipermetropia

La visione scientifica dell’Ipermetropia

L’ipermetropia è il difetto opposto alla miopia. Nell’occhio ipermetrope il fuoco cade dietro alla retina e generalmente si vede male da vicino e bene da lontano, anche se nella pratica è diverso.

Fino ad un certo valore di ipermetropia, l’occhio è in grado di accomodare abbastanza da vedere bene ad ogni distanza, al massimo percepisce un leggero affaticamento guardando molto tempo vicino.

La causa tecnica del difetto di rifrazione ipermetropico si imputa solitamente ad una lunghezza assiale insufficiente (occhio troppo corto).

La correzione ipermetropica viene indicata con segno positivo (+). Questa correzione positiva va a compensare la mancanza di potere diottrico dell’occhio ipermetrope. Quindi un occhiale +2 va a compensare una mancanza diottrica di -2. Pertanto l’ipermetrope in realtà non ha troppe diottrie ma gliene mancano, mentre ha decimi in abbondanza.

Il fatto che l’ipermetrope abbia molti decimi mentre al miope mancano decimi, dipende dal fatto che l’eccesso di diottrie non può essere compensato con l’accomodazione, mentre la mancanza di diottrie viene compensata con l’accomodazione aumentando il potere diottrico dell’occhio (anche se scientificamente non si può generalizzare dicendo che è così per tutti gli ipermetropi).

La visione olistica dell’Ipermetropia

L’occhio ipermetrope è un occhio con caratteristiche infantili, più piccolo e corto del normale, sussistono tratti infantili della personalità. Di solito emerge la difficoltà di soffermarsi su ciò che è vicino, e quindi su se stessi, non ci si vuol confrontare con la propria profondità. L’ipermetrope prova spesso rabbia e senso di inadeguatezza e alcuni a seguito di ciò possono sviluppare sensi di colpa.

Per i ragazzi ipermetropi studiare può essere  molto più faticoso rispetto ad altri compagni di classe. Anche qui si instaura a volte un circolo vizioso che può portare il ragazzo ipermetrope a rifiutare la lettura e lo studio, oltre alla relazione con se stesso. La fatica a soffermarsi su ciò che è vicino porta a volte all’ipercinesi, la necessità di muoversi in continuazione e non soffermarsi su nulla per non doversi sperimentare.